L'angelo sigillato L'ebreo in Russia
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Sprache:Italienisch
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Produktdetails
Format
ePUB 3
Kopierschutz
Nein
Family Sharing
Ja
Text-to-Speech
Ja
Altersempfehlung
ab 13 Jahr(e)
Erscheinungsdatum
16.08.2025
Herausgeber
Bruno OsimoVerlag
Bruno OsimoSeitenzahl
218 (Printausgabe)
Dateigröße
522 KB
Sprache
Italienisch
EAN
9788898467303
Leskóv conduce un'esistenza ai margini: della società, della letteratura, della politica. Educato all'onestà e alla modestia, autodidatta, il suo talento artistico viene scoperto per caso, da un conoscente del suo datore di lavoro Scott, a cui sono capitate in mano per caso lettere di lavoro, relazioni da zone sperdute dell'impero russo inviate da Leskóv. Da questo primo lettore casuale sono venuti i consigli a impegnarsi nella letteratura, e quindi i primi racconti.
Già quindi come scrittore, Leskóv ha avuto una formazione sui generis. Non si tratta di un intellettuale, di un pensatore o di un attivista sociale che decide di prestarsi alla letteratura, ma di uno scrivente, di un tecnico della scrittura che passa dalla stesura di relazioni settoriali al racconto.
Analogamente, per quanto riguarda la fonte, la materia prima delle sue opere, non si tratta delle ricerche di un intellettuale che, come voleva lo slogan dei populisti russi, è «andato nel popolo» per conoscerlo, ma dell'esperienza di una persona che faceva parte del popolo (anche se non del popolo minuto, essendo di estrazione piccoloborghese) e che, per lavoro, con il popolo passava tutto il proprio tempo. Pertanto, il materiale della sua prosa artistica non se l'è dovuto andare a cercare, ma lo aveva già accumulato in modo non artificioso, frutto di esperienze di primissima mano. Sentiamo Leskóv stesso dall'autobiografia:
Quando mi è capitato di leggere per la prima volta le Memorie di un cacciatore di I. S. Turgénev, mi sono messo a fremere tutto per la veridicità della rappresentazione e ho capito subito cosa vuol dire arte. E tutti gli altri, tranne il solo Ostróvskij, mi sembravano artificiosi e falsi. Pìsemskij stesso non mi piaceva, mentre le prediche pubblicistiche sul fatto che bisogna studiare il popolo non le capivo proprio e non le capisco nemmeno adesso. Il popolo bisogna semplicemente conoscerlo come la propria vita, senza analizzarlo, ma vivendolo. Io, grazie a Dio, lo conoscevo, il popolo, lo conoscevo dall'infanzia e senza nessuno sforzo né fatica; e se non sempre sono stato in grado di rappresentarlo, ciò va quindi attribuito a incapacità.
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